Share via email

zucca
Altro che ricette, recensioni e foto di piatti al ristorante:  con il web possiamo combattere lo spreco alimentare, condividere  il cibo, e inventare nuove imprese a partire dalla nostra tavola

In principio vennero i siti di recensioni dedicati ai ristoranti e di ricette. Poi il cibo si fece social, e i food blog diventarono un fenomeno di massa. Per non parlare dei milioni di portate fotografate e, si spera, mangiate – al punto di spingere a coniare la definizione “food porn” – ed anche dettarne le regole –  per indicare l’ossessione dello scatto al piatto.

Web e cibo in realtà sono un connubio vincente e molto efficace andando ben oltre i piaceri della tavola. In particolare, l’unione fra social media,  sharing e nuove tecnologie è al centro di numerose iniziative volte a combattere lo spreco alimentare: solo in Italia, secondo il rapporto  2013 dell’Osservatorio WasteWatcher, ogni anno buttiamo cibo perfettamente commestibile per un valore di 8,7 miliardi di euro, con una media settimanale di 213 grami di alimenti a testa passati dal frigo alla pattumiera.

Dietro l’osservatorio WasteWatcher c’è Last Minute Market: il pioniere della lotta allo spreco alimentare, una società spin off dell’Università di Bologna che fin dal 1998 si occupa dello sviluppo di progetti territoriali volti al recupero dei beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi su tutto il territorio nazionale. Ma come evidenzia il rapporto, la nuova frontiera dello spreco è la nostra cucina. Complice la crisi, la sensibilità verso lo spreco di cibo sta aumentando, e nascono quindi numerose iniziative in Italia e nel mondo che, mescolando gli strumenti “social” ed il crescente interesse per la condivisione come pratica di vita nei più vari ambiti (la “sharing economy”) cercano di creare la ricetta perfetta per evitare gli sprechi alimentari. E negli app store spuntano come funghi anche le app che sfruttano il mobile in chiave “food” per condividerlo aiutando chi ne ha bisogno  – come Leftoverswap, nata negli USA  e l’italianissima  BringTheFood, nata dall’esperienza del Banco Alimentare.

Foodsharing.de, nato in Germania a fine 2012, permette di mettere a disposizione degli altri tramite una piattaforma web il cibo in eccedenza:  utilizzando questo strumento, si possono offrire i cibi in eccesso, si può scoprire se a qualcuno avanzano le due uova che ci mancano per cucinare la cena, e si possono anche trovare commensali nelle vicinanze con cui condividere gli ingredienti per preparare e gustare insieme il cibo. Il servizio è attivo in molte città tedesche, ma conta di espandersi anche in altri paesi.

Un network simile, che applica il concetto del baratto e degli “swapping parties” dedicati tipicamente ai vestiti è è foodswapnetwork.com nato negli USA ed ora presente anche in diversi paesi europei.  Si organizzano dei “food swap”, eventi in cui si può scambiare direttamente sul posto cibo fatto in casa, auto prodotto o no

In Italia, più precisamente in Sicilia, è nata nel 2013 iFoodShare.org: una piattaforma online di condivisione di cibo che permette di coniugare la richiesta di prodotti agroalimentari a scopi umanitari con il recupero del cibo messo a disposizione  anche dal comune cittadino, oltre che alla grande e piccola distribuzione ed alle aziende agricole, di mettere a disposizione del cibo. Donatori e beneficiari si possono registrare al servizio e concordare la consegna e il ritiro del cibo direttamente con gli strumenti messi a disposizione dal sito. iFoodShare è una start up ideata da Daniele Scivoli, ed è stata inserita da Wired Italia nella lista delle 100 aziende più promettenti del nostro paese.

Questo articolo non è stato ancora commentato.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *