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internetday
Trent’anni e non sentirli. Sono passati già tre decenni da quando i ricercatori del CNR di Pisa riuscirono per la prima volta a collegarsi ad Arpanet, l’antesignano di Internet, facendo entrare l’Italia in rete. Era il 30 aprile del 1986 e il nostro Paese era il quarto in Europa ad aver accesso a quella che, di lì a pochi anni, sarebbe divenuta il World Wide Web e avrebbe cambiato il mondo in modo assolutamente irreversibile.

Nove anni dopo l’avvento di Internet nel nostro Paese, è nata Prima Pagina, un’agenzia che fin da subito ha deciso di scommettere su quella straordinaria risorsa che è la rete con tutte le sue innumerevoli sfaccettature e declinazioni. All’inizio era sembrato un azzardo. Una piccola agenzia, appena nata, che puntava a specializzarsi su un settore così specifico come quello dell’ICT. E poi diciamocelo, nel 1995, a parte i pochi addetti ai lavori, non erano in molti a credere nel Web e nelle sue potenzialità. Non erano in tanti quelli che riuscivano a guardare oltre, a vedere quello che ci sarebbe stato dopo, a immaginare il futuro di quella rete che c’è, ma non si vede. Tuttavia, noi di Prima Pagina abbiamo pensato che fosse il momento giusto per sperimentare e per intraprendere una strada nuova, che ponesse al centro Internet e la sua capacità di generare innovazione.

Con i nostri primi clienti ci siamo buttati a capofitto in questa nuova avventura, seguendo l’istinto e instaurando un rapporto bidirezionale con i nostri partner: noi supportiamo loro e loro, in cambio, ci danno spunti per migliorarci e per allargare i nostri orizzonti. È stato così anche per l’uso di tutte quelle nuove tecnologie di cui loro stessi sono “portatori sani”. Abbiamo adottato il VoIP, perché come aveva detto qualcuno, la comunicazione si sarebbe spostata verso i protocolli Internet. E da subito abbiamo potuto beneficiare delle infinite possibilità che ci danno gli smartphone, strumenti imprescindibili per sfruttare a pieno tutte le potenzialità che la rete ci offre.

Fin dai primi anni 2000, la decisione di puntare sui social network è stata una scelta da un lato obbligata, ma paradossalmente anche molto naturale, in quanto diretta conseguenza del fatto che i nostri clienti, aziende ICT, sono stati pionieri nell’uso di questi strumenti per parlare al mercato. In breve tempo, abbiamo compreso che un’agenzia come la nostra non poteva permettersi di perdere un treno tanto importante come quello che di lì a pochi anni avrebbe portato all’esplosione dei “social” in tutte le loro accezioni. Perché la rete è un po’ così, ti permette di fare grandi cose, ma solo se non rimani indietro, solo se ti tieni sempre aggiornato e se ti sai mettere costantemente in gioco. Abbiamo rischiato, ma abbiamo fatto bene.

In oltre vent’anni di stretta “collaborazione”, Internet ci ha accompagnati nella nostra crescita, ci ha consentito di raggiungere tanti obiettivi e ci ha dato enormi soddisfazioni. Molte delle persone che lavorano in Prima Pagina appartengono alla generazione degli adottati digitali – sottolinea Vilma, una delle due fondatrici dell’agenzia – ma oggi probabilmente non saprebbero immaginare la loro vita senza Internet e senza le tecnologie che ruotano attorno alla Rete. Per me – continua Vilma – Internet è prima di tutto libertà: di poter lavorare ovunque, conciliando le esigenze professionali e familiari, di avere accesso alle informazioni che mi servono nel momento in cui sono necessarie, di restare in contatto quotidiano con amici e parenti che vivono lontano.

Per tutti questi motivi, Prima Pagina non può che essere in prima fila per festeggiare i trent’anni della rete nello “Stivale”. E le nostre aspettative sul futuro della rete in Italia non possono che essere notevoli come ben evidenzia anche Tania, l’altra socia fondatrice della nostra agenzia. Dovendo immaginare il domani di Internet nel nostro Paese, Tania pensa a un mondo completamente connesso che generi benefici per tutti sia nella sfera professionale sia in quella personale e che apra infinite possibilità alle persone nell’ambito dell’istruzione, della fruizione dei servizi e della partecipazione alle tematiche di interesse comune. Certo – aggiunge Tania – senza mai perdere di vista quello che deve essere il vero protagonista di questa evoluzione digitale, ovvero il singolo individuo.