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Sono dati incoraggianti quelli che emergono dal Rapporto 2016 sul digitale in Italia realizzato da Assinform e Confindustria Digitale in collaborazione con NetConsulting cube e gli Osservatori sulla digital innovation del Politecnico di Milano. Il report, presentato alcuni giorni fa a Milano, ha messo in evidenza come per il settore digitale italiano sembri ormai superato il lungo periodo di contrazione e stallo, che ancora nel 2014 faceva registrare dati all’insegna del segno meno.

Un cambio di tendenza importante, sia sul piano numerico sia dal punto di vista emotivo, che può far ben sperare per il futuro. In meno di un anno, il nostro Paese è passato dal -1,4% del 2014 al +1% del 2015, con previsioni di crescita per il 2016 di un ulteriore 1,5%. Assinform stima che entro la fine dell’anno, il “digitale italiano” varrà circa 66 miliardi di euro. Dopo anni passati ad aspettare una ripresa che tardava ad arrivare, finalmente anche il comparto digitale è tornato a crescere in modo significativo, strutturato e diffuso. Eh già perché la crescita dell’ICT italiano ha riguardato  praticamente tutti i settori, a eccezione dei servizi di rete che, complici le continue variazioni al ribasso delle tariffe, continuano a vedere diminuire i loro ricavi. Per il resto, tutto sembra andare a gonfie vele, se si pensa che anche la pubblica amministrazione digitale sta crescendo.

Per quanto riguarda i dispositivi, la parte del leone viene ancora recitata dagli smartphone, mentre nell’ambito dei servizi cloud e IoT rappresentano le voci principali. In particolare, la continua crescita del cloud computing, dimostra come la tendenza sia quella di andare verso una sempre maggiore e più facile fruizione dei dati e delle risorse, piuttosto che sulla proprietà degli stessi. Altro comparto in forte crescita è quello della cybersecurity, che di fatto rappresenta uno dei prerequisiti sui quali basare lo sviluppo digitale. Questo perché, senza adeguati standard di sicurezza, la digitalizzazione non riuscirebbe a liberare tutta quell’energia innovativa di cui è portatrice.

Risultati positivi anche per gli investimenti nelle tecnologie abilitanti, quali big data, mobile business, security, IoT e piattaforme di gestione Web con tassi di incremento spesso a due cifre, soprattutto per tutte quelle tecnologie connesse le “nuvole informatiche”, ormai un must per tutti, non soltanto per gli addetti ai lavori dell’IT. Rimangono un po’ al margine di questa crescita generalizzata le piccole e medie imprese e la pubblica amministrazione. Di fatto, nonostante siano stati fatti progressi anche in questi settori, lo sviluppo digitale delle PMI italiane e della PA sembra stentare a decollare. Soprattutto per le aziende italiane di piccole e medie dimensioni, la digitalizzazione sembra essere un tabù o quanto meno un qualcosa di lontano anni luce dall’essere prioritario. E questo non è accettabile per un Paese il cui tessuto manifatturiero è costituito per il 99% da piccole e medie imprese che rappresentano circa la metà del Prodotto Interno Lordo.

Dunque se lasciare indietro le PMI non è certo un’ipotesi pensabile, l’impegno del nostro Paese per il futuro deve andare verso un maggiore coinvolgimento delle piccole e medie imprese in quel processo di digitalizzazione che l’Italia sta portando avanti. Questo il pensiero di Agostino Santoni, presidente Assinform, che nel suo commento al rapporto sul digitale in Italia ha posto l’accento sulla necessità di creare i presupposti affinché gli imprenditori, siano essi piccoli o grandi, comprendano i vantaggi derivanti dallo sviluppo digitale e il loro ruolo imprescindibile nel passaggio verso l’Industry 4.0. Dello stesso avviso è Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting cube, per il quale nei prossimi anni sarà fondamentale evitare che si estenda anche all’ambito digitale, quel gap nord-sud che da sempre caratterizza l’Italia. Divario che potrebbe presentarsi anche sotto forma di contrapposizione fra aree metropolitane, più inclini alla digitalizzazione, e resto del Paese.

Dunque un rapporto con molti punti positivi quello presentato da Assinform, ma che non manca di evidenziare alcune criticità che presenta il nostro Paese, che ancora rendono complicato il processo di digitalizzazione o che, quanto meno, rendono difficile un pieno godimento di tutti i vantaggi derivanti dallo sviluppo digitale. Ciò che sembra auspicabile è che tutti gli attori coinvolti nel processo di digitalizzazione collaborino per realizzare quello sforzo comune che ci richiede anche il World Economic Forum, il cui ultimo Global Information Technology Report ha evidenziato come il nostro Paese, pur avendo fatto enormi passi in avanti, presenti ancora una serie di peculiarità che ne limitano in modo significativo lo sviluppo digitale.