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La tecnologia che non c'è più

Il 2016 non è stato solo un anno di perdite per la grande musica. Fra le vittime eccellenti troviamo anche soluzioni e prodotti tecnologici che hanno dovuto cedere il passo, nonostante inizialmente sembrassero idee geniali, destinate a durare per sempre. 

È il caso ad esempio dei videoregistratori VCR, quelli con le videocassette per intenderci, che dallo scorso anno sono ufficialmente andati in pensione. Nel luglio del 2016, l’azienda giapponese Funai ha annunciato di voler interrompere la produzione di quello che oggi consideriamo un reperto archeologico, a causa della difficoltà di reperire i componenti e del crollo del mercato. Le vendite dei lettori di VHR hanno iniziato un lento, ma inesorabile declino con l’avvento dei DVD, ricevendo il colpo di grazia con la diffusione del reti satellitari e dei servizi in streaming come Netflix. Ironia della sorte, adesso è esploso il boom del collezionismo di videocassette, che sono divenute veri e propri cimeli rari e costosissimi.

Dieci milioni di dollari e la benedizione dei nerd di mezzo mondo, non sono bastati a Pebble per sopravvivere. Nonostante l’enorme successo riscosso dall’idea di Eric Migicovsky durante la raccolta fondi su Kickstarter, a dicembre la Pebble Technology Corporation ha annunciato di essere stata acquisita da Fitbit. I motivi che hanno determinato la prematura fine dell’azienda sembrano essere molteplici. La concorrenza dei ben più famosi smartwatch dell’universo Apple e di quelli basati su tecnologia Android, la poca attività di marketing e  gli scarsi sviluppi del mercato sono state solo alcune delle difficoltà incontrate dalla startup. L’acquisizione da parte di Fitbit segna la fine della storia di Pebble in quanto, secondo i termini dell’accordo, l’azienda verrà smantellata e terminerà la produzione di smartwatch. Per quanto riguarda gli orologi già in circolazione continueranno a funzionare, ma non riceveranno più aggiornamenti, con il risultato che presto o tardi non saranno più utilizzabili.

E parlando di smartphone non si può non citare il caso del Galaxy Note 7. La storia di questo cellulare supertecnologico è stata forse una delle più brevi degli ultimi anni. Lanciato sul mercato ad agosto, a settembre la casa produttrice è stata costretta a ritirarlo in seguito ai diversi casi di esplosione registrati. Sembra che l’operazione di ricarica o l’eccessivo uso del processore determinassero gravi problemi alla batteria portandola talvolta a esplodere. Si parla di 35 casi su un totale di due milioni di pezzi venduti. Certo sono numeri piccoli, ma tanto è bastato a Samsung per chiudere la produzione e interrompere la commercializzazione del modello. Al momento pare che oltre il 96% del totale delle vendite sia stato ritirato dal mercato. Tuttavia, lo smartphone rimane bandito dagli aerei, dopo che un esemplare era esploso a bordo di un velivolo della Southwest Airlines prima del decollo.

Chiudiamo invece con un bel lieto fine. L’happy ending riguarda Vine, la piattaforma per la pubblicazione e la condivisione di microvideo di sei secondi. Nonostante fosse stata acquistata da Twitter nel 2012 e il discreto successo di pubblico, la piattaforma non è mai riuscita a monetizzare il traffico dei suoi utenti. A metà 2016, il social dell’uccellino aveva annunciato la decisione di chiudere Vine in modo definitivo, notizia a cui aveva fatto seguito la manifestazione di interesse da parte di un sito di contenuti per adulti. Memorabile la motivazione che recitava più o meno così: “sei secondi sono più che sufficienti”. Tuttavia a Jack Dorsey, CEO di Twitter, la cosa non deve essere piaciuta molto e così a San Francisco hanno deciso di rivedere la questione, ripensando completamente la struttura e la funzionalità della piattaforma. Così fra qualche mese nascerà Vine Camera, un’app che permetterà agli utenti di realizzare minivideo, che poi potranno essere pubblicati direttamente su Twitter. Tutto è bene quello che finisce bene verrebbe da dire, ma se questo sarà veramente un lieto fine lo sapremo soltanto fra qualche tempo.