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Di Smart Working se ne parla ormai da un po’ di anni. Qui da noi questa modalità di lavoro fuori dall’ufficio è approdata di recente con la formula del “Lavoro Agile”. Una traduzione quanto mai audace in un Paese in cui il lavoro in questi anni è stato tutto fuorché agile. Sì perché noi che ridevamo delle disavventure di quel ragionier Ugo ingessato tra ufficio e casa, ci siamo ritrovati 10 o forse 20 anni dopo assuefatti alle medesime logiche lavorative. Interpreti inconsapevoli di una vera e propria fenomenologia del lavoro fantozziana – “Sveglia e caffè, barba e bidet, presto che perdo il tram…” –, scandita dall’ansia di un cartellino da timbrare, una scrivania da occupare, una presenza, la nostra, da manifestare. Il lavoro fatto nel luogo e noi in quel luogo. Tutti presenti.

Ma qualcosa sta cambiando.

Dalle prime forme di sperimentazioni aziendali registrate in Italia alla proposta di legge per la promozione di forme flessibili e semplificate di telelavoro presentata in Parlamento lo scorso gennaio, una nuova concezione del lavoro – Smart Working, Lavoro Agile o Telelavoro che dir si voglia – agile e dinamica, si va delineando. 

Motore di tutto è – neanche a dirlo – la tecnologia. Dal BYOD ai dispositivi mobile è indubbio che il futuro dell’organizzazione del lavoro passi necessariamente dal fattore tecnologico che abilita il cambiamento. Anche di mentalità.

Secondo le ultime ricerche emerse dall’osservatorio smart working del Politecnico di Milano, che promuove lo sviluppo della cultura dell’innovazione dei modelli di lavoro agile in Italia, l’adozione di modelli di lavoro Smart porterebbe a un risparmio di 37 miliardi di euro, garantendo importanti benefici per i lavoratori e i lavoratrici, per le imprese, per l’ambiente, per la società e il Sistema Paese nel suo complesso. Dai dati emerge anche che oggi oltre metà degli impiegati, quadri e dirigenti dedica almeno una parte del proprio orario di lavoro in mobilità, all’esterno della sede dell’azienda. Un piano sistematico di smart working esiste però solo nell’8% delle aziende.  

Tra le città italiane, Milano è capofila nello Smart Working, grazie all’esperienza di successo di diverse aziende del territorio che hanno introdotto modalità di lavoro flessibili nei tempi, negli spazi e nell’organizzazione. Non a caso in questi giorni si è svolta nel capoluogo lombardo la seconda giornata del lavoro agile, un progetto organizzato dal Comune di Milano per rilanciare i temi dello Smart Working.

Tutto positivo? Non di certo. Tanti sono gli interrogativi connessi alla mobilità sul lavoro in termini di regolamentazione, organizzazione ed efficienza. Tanti i nodi da sbrogliare. 

Di sicuro si fa strada l’idea che il lavoro non lo faccia il luogo ma la persona. Ovvio, direte voi, sì ma non scontato.