Share via email

big1

La XXXI edizione dei Giochi Olimpici estivi si è appena conclusa e con essa anche la lunga serie di notti passate davanti al televisore per seguire le prove dei nostri beniamini sportivi. Sono state Olimpiadi emozionanti, ricche di momenti indimenticabili, ma anche, come spesso accade per questi eventi di portata mondiale, non prive di polemiche e difficoltà. Sono stati anche dei Giochi estremamente tecnologici, in cui il largo uso della tecnologia è risultato ancor più visibile che nelle edizioni precedenti.

Da sempre la tecnologia trova nei Giochi Olimpici un terreno assai fertile per la sperimentazione o per il debutto mondiale di qualche innovazione, che solo in seguito verrà utilizzata su larga scala. Per questa Olimpiade brasiliana, la prima svoltasi in Sud America, i numeri legati alla tecnologia sono stati di grande impatto. Ad esempio sono stati oltre 370 i chilometri di fibra ottica posati dalle aziende partner del comitato organizzativo, mentre il numero dei server fisici utilizzati è sceso a 250, con un calo rispetto ai Giochi di Londra di quasi il 200%. Nonostante l’ingente riduzione “fisica”, tali strutture sono state in grado di svolgere il lavoro di ben 1000 unità, con un evidente risparmio in termini di emissioni di CO2. Un bel risultato per l’organizzazione, che fin dalla cerimonia di apertura ha puntato sulla tutela dell’ambiente e della biodiversità, quale obiettivo primario per un Paese, il Brasile, dove flora e fauna rappresentano due risorse inestimabili.

A Rio si è fatto anche largo uso di nuove tecnologie per la ripresa, al fine di migliorare in modo significativo le immagini che avrebbero raggiunto le case dei milioni di telespettatori sintonizzati sui canali olimpici.  Innumerevoli sono stati i droni utilizzati per realizzare riprese dall’alto, soprattutto per quelle discipline per le quali la visione del campo di gara avrebbe arricchito sensibilmente la qualità della telecronaca. Sempre in questo ambito, la televisione giapponese ha deciso di sperimentare proprio a Rio la trasmissione in 8K, il cui ampio utilizzo è previsto a partire dalle prossime Olimpiadi di Tokyo. Purtroppo al momento non esistono in commercio televisori che supportino questo genere di tecnologia; per questo motivo, la novità introdotta dalla TV nipponica non è stata di fatto fruibile per i telespettatori. Anche la realtà virtuale è stata una delle protagoniste tecnologiche di Rio 2016. Molte emittenti si sono attrezzate con speciali telecamere a 360°, le cui immagini sono state trasmesse su visori VR compatibili, rendendo l’esperienza dello spettatore ancor più emozionante e coinvolgente. Senza parlare di tutti quegli strumenti utilizzati dagli atleti e dagli allenatori per preparare le gare, o quelli utilizzati dai giudici di gara per la rilevazione dei risultati o per garantire decisioni arbitrali trasparenti e ineccepibili.

Tuttavia la parte del leone l’hanno fatta ancora una volta i social. Le Olimpiadi brasiliane sono state le più “social” di tutti i tempi. Certo, se consideriamo la crescita esponenziale nell’uso di questi strumenti, ciò potrebbe sembrare scontato, ma quel qualcosa in più è stato dato soprattutto dai contenuti condivisi, postati e rilanciati sui vari Twitter, Instagram, FB, Snapchat e YouTube. Parlando del secondo sito più visitato al mondo, YouTube appunto, Google che è proprietario della piattaforma ha inviato a Rio quattordici youtuber professionisti per trasmettere live durante le principali gare della manifestazione. Non sono mancate le trovate, più o meno geniali, da parte delle varie squadre nazionali. A distanza di quattro anni dall’Olimpiade di Londra, dove ci aveva divertito con un’esilarante interpretazione del brano “Call Me Maybe”, la squadra statunitense di nuoto è tornata alla ribalta non solo per le vittorie dei suoi straordinari atleti, ma anche per un fantastico video in pieno stile Carpool Karaoke, il programma portato al successo da James Corden.

Per quanto riguarda gli atleti italiani, i momenti più seguiti sui social media sono state le emozionanti finali di Tania Cagnotto, alla sua ultima Olimpiade, la drammatica “Caporetto” della nostra portabandiera, Federica Pellegrini, giunta fuori dal podio nei 200 stile libero e la finale del torneo di pallavolo maschile, in cui l’Italvolley è stata sconfitta dal Brasile pur avendo combattuto punto su punto. A Londra il Comitato Olimpico e molte federazioni nazionali avevano imposto restrizioni per gli atleti nell’uso dei social media, mentre a Rio gli olimpionici hanno potuto dare libero sfogo alla loro creatività. Nonostante la maggiore permissività, va registrata, anche in questa XXXI edizione, una ridicola o quanto meno anacronistica decisione del CIO volta a vietare la trasformazione del “materiale olimpico” in grafiche animate, come GIF o piccoli video. Ovviamente tale “ordine perentorio” non solo non ha avuto alcun successo, ma è stato pressoché ignorato da tutti. Tra i post più emozionanti, c’è stato sicuramente il tenerissimo tweet della ginnasta americana Simone Biles, quattro volte medaglia d’oro, che è riuscita a ricevere un bacio dal suo idolo Zac Efron e che da “normalissima” diciannovenne ha voluto farlo sapere al mondo intero.

A conti fatti, nonostante le polemiche della vigilia, possiamo affermare che Rio è stata all’altezza delle aspettative. Ci ricorderemo di questa Olimpiade brasiliana per i tanti volti che ne sono stati protagonisti, ma anche per il grande sforzo fatto dall’organizzazione per portare a casa quest’evento che, fino pochi giorni prima dell’apertura, era stato etichettato come un flop colossale. Ci ricorderemo delle innovazioni tecnologiche che ci hanno permesso di seguire le competizioni come se fossimo sul campo di gara. Non di meno, non dimenticheremo la partecipazione con la quale abbiamo seguito le gare stesse, partecipazione esaltata da quegli straordinari strumenti che sono i social media, che in questa occasione hanno permesso a tutti quanti noi di essere contemporaneamente allenatori e tuttologi sportivi. Un po’ come accade il lunedì mattina al “Bar Sport”, quando lo sportivo medio, quello da divano e telecomando, si trasforma per magia nel più grande commissario tecnico del pianeta, con l’unica differenza che su Twitter o Facebook ciò avviene in diretta e, potenzialmente, in mondo visione.