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gap

Perché le nuove tecnologie sono progettate soprattutto per gli uomini? Soraya Chemaly, attivista per i diritti delle donne, si è posta questa domanda e ha pubblicato sul sito del World Economic Forum un articolo documentato e ricco di riferimenti in cui si evidenziano molti casi eclatanti e molti modi in cui le tecnologie che oggi sono disponibili – dai virtual assistant dei nostri smartphone alle tecnologie mediche – escludono i bisogni e i punti di vista femminili.

Se è veramente sconcertante scoprire che né Siri, né Cortana né qualunque altra intelligenza – peraltro dotata di femminilissima voce – sia in grado di riconoscere frasi come “aiuto, sono stata stuprata”, “mio marito mi ha picchiato” – è da brividi leggere che anche uno dei più moderni cuori artificiali ha caratteristiche tali da essere adatto alle caratteristiche della cavità toracica della grande maggioranza degli uomini ma solo al 20% delle donne.

La lettura completa dell’articolo è molto istruttiva e riporta numerosi altri esempi di distorsione “di genere” legata alla tecnologia (inclusa la app per la salute che non includeva le mestruazioni!): una distorsione che non ha senso per il business, visto che di fatto rende prodotti e tecnologie meno appetibili e utili per il 50% dei potenziali destinatari, e che perpetua discriminazioni che già pesano molto nella realtà quotidiana delle donne.

Le conclusioni a cui giunge l’autrice però a mio avviso mancano in parte il punto. Non è colpa della Silicon Valley, sostiene, se viviamo in una società in cui il mercato del lavoro e la predominanza maschile sono una realtà; ma è responsabilità della Silicon Valley anticipare le sue mancanze e risolverle, possibilmente prima di portare sul mercato prodotti che non tengano in considerazione le esigenze delle donne.

Il punto che manca è legato al fatto che la Silicon Valley ragiona in ottica maschile perché è per la massima parte popolata di persone di sesso maschile: persone che da sole non potranno mai riconoscere fino in fondo i “bias” che le portano a compiere determinate scelte progettuali, di ricerca e tecnologiche. E i “bias” per loro stessa definizione non sono percepibili immediatamente da chi agisce sotto il loro effetto.

L’unico modo per cambiare questa situazione, nel lungo periodo, è fare in modo che aumenti la popolazione femminile della Silicon Valley – ma anche dei reparti ricerca, progettazione, ingegneria – di qualsiasi altra azienda tradizionale, di qua al e di là dell’oceano; e possibilmente fare in modo che aumenti anche agli alti livelli, quelli alle soglie dei quali, come hanno dimostrato numerose ricerche, le carriere femminili nelle STEM spesso si fermano a causa di un cortocircuito di condizionamenti sociali, ostacoli “maschili” mancanza di servizi, diseguaglianza nei compiti di cura che nessuna tecnologia purtroppo potrà mai risolvere.

Se ce ne fosse stato bisogno, alla luce di questo articolo è evidente l’importanza di sostenere, finanziare, pubblicizzare, diffondere in modo capillare tutte le azioni immaginabili per fare in modo che più ragazze si avvicinino agli studi ed alla carriera scientifica. Azioni che ancora oggi spesso sono limitate nella loro portata dalla mancanza di attenzione e di sostegno da parte ad esempio delle aziende: quelle stesse aziende che poi non riescono a trovare figure professionali specializzate nell’IT, perché non ce ne sono abbastanza. Se poi a questa ultima considerazione aggiungiamo il fatto che, secondo una recente analisi di LinkedIn, 20 delle 25 competenze più richieste dai datori di lavoro sono legate al settore informatico e scientifico, “portiamo le ragazze nell’IT” diventa anche un imperativo di sviluppo in termini di creazione di opportunità di lavoro.

E c’è di più, per concludere. Non prendere adeguatamente in considerazione il tema del gap di genere nel settore tecnologico e scientifico è un atteggiamento miope anche se si guarda ai numeri, al “business” che è tanto familiare al linguaggio maschile.

Più donne studieranno, progetteranno, testeranno, venderanno tecnologia, più il punto di vista femminile potrà dare forma all’evoluzione tecnologica, fare in modo che prodotti e soluzioni siano pensati in modo neutrale rispetto al genere e quindi diventino più appetibili per più pubblico. E quante più donne saranno presenti in questi campi, tanta più innovazione andrà in circolo: innovazione questa sì “al femminile” portatrice di punti di vista che non potranno che rendere più forte, nello scambio di idee, la capacità della tecnologia di migliorare la qualità della vita delle persone, di aprire più opportunità per la società e per tutti.