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Luglio tempo di vacanze, anticicloni africani e tintarella. È questo il periodo in cui la maggior parte degli italiani inizia a preparare le valige per la villeggiatura, al mare o in montagna, boccheggiando  come pesci fuor d’acqua in città, in attesa delle agognate ferie agostane che sembrano un lontano miraggio. Tutto questo fino all’anno scorso quando ancora non esisteva il fenomeno Pokémon Go. Perché adesso, con l’avvento di questa nuova applicazione mobile di Nintendo, sembra che la vita di noi tutti sia destinata a cambiare in modo radicale e che quest’ultimo scorcio di permanenza in città, prima della grande fuga, si possa trasformare in un grande momento di follia collettiva.

Ma andiamo con ordine. Il 6 luglio scorso, Pokémon Go, il nuovo gioco per dispositivi mobile dedicato alla saga creata da Satoshi Tajiri nel 1996, è stato reso disponibile per l’Australia e la Nuova Zelanda. Il giorno seguente l’app è sbarcata negli States, divenendo da quel preciso momento un fenomeno di portata globale. Alla prima apparizione europea, in Germania, il gioco era già un successo planetario, per il quale si fatica a trovare paragoni anche lontanamente simili. Da oggi l’applicazione targata Nintendo arriva ufficialmente anche nel nostro Paese e come prevedibile sta già spopolando. E non parliamo dei soli appassionati di Pokémon, dei ragazzini urlanti che vanno in visibilio all’uscita del nuovo film dedicato a questi mostriciattoli giapponesi o dei nerd incalliti, che passano le loro giornate a superare gli schemi complicatissimi dell’ultimo videogioco uscito sul mercato; qui parliamo di gente comune, persone che usano lo smartphone per lavoro o per gestire i propri social, parliamo di studenti, ragazzi più o meno cresciuti, di adulti più o meno maturi, parliamo di nonni Libero in versione 4.0 e di casalinghe tutt’altro che disperate.

La logica dietro il gioco sviluppato dall’azienda giapponese Niantic, in collaborazione con Nintendo, Game Freak e Pokémon Company, sembra essere assolutamente semplice, ma quanto mai geniale. Sfruttando la tecnologia GPS e gli strumenti forniti dalla realtà aumentata, i giocatori possono trasformarsi in veri e proprio cacciatori di Pokémon andando in giro per catturare i vari esemplari disseminati agli angoli delle strade o per sconfiggerli in palestre virtuali. Pertanto, come sottolineato da molti esperti, tuttologi e opinionisti veri o presunti, se doveste vedere sconosciuti che vi corrono incontro con in mano un cellulare e un sorriso a trentadue denti stampato in faccia, è altamente probabile che stiano giocando a Pokémon go e abbiano appena avvistato un Pikachu vicino a voi. La parte più interessante del gioco è forse quella che permette l’interazione con l’ambiente che ci circonda, con le città in cui viviamo e in cui giochiamo, grazie ai cosiddetti Pokestop. Questi non sono nient’altro che punti di interesse (spesso monumenti o istallazioni artistiche), indicati sulla mappa con icone blu, dove è possibile trovare uova di Pokémon o sfere poké. Un modo questo per conoscere angoli poco noti delle nostre città o per riscoprire luoghi conosciuti che troppo spesso diamo per scontati.

Dunque tutto bene? Pokémon Go è semplicemente un nuovo gioco per gli appassionati di Pokémon o l’ennesimo tormentone che finirà nel dimenticatoio nel giro di qualche settimana? Non proprio. A poco più da una settimana dal lancio sono già in molti coloro che hanno espresso le proprie perplessità su questo gioco dei record. Il primo problema riguarda la capacità dei server di gestire un numero tanto elevato di utenti. Addirittura, la Nintendo è stata costretta a rivedere e posticipare gran parte delle date di lancio per far fronte ai problemi tecnici dovuti ai troppi utenti connessi. Tuttavia il vero problema sembra essere la privacy. L’app avrebbe pieno accesso ai contenuti di coloro che hanno un account Google, spiando fra foto, numeri di telefono e file caricati. Ben più concreti sarebbero i rischi derivanti dall’uso illecito dell’application. Negli Stati Uniti alcuni criminali si sarebbero appostati nei luoghi dove viene segnalata la presenza dei Pokémon per poi derubare i malcapitati allenatori giunti sul posto per catturare gli esemplari. Senza contare i vari incidenti che si sono già verificati a causa della distrazione dei giocatori.

Una situazione che dunque rischia scappare di mano, prendendo una bruttissima piega. Quel che è certo è che al momento l’app è un successo, che 8 milioni di persone l’hanno già scaricata e che tutto il mondo non aspetta altro che poterci giocare. Il fenomeno ha proporzioni talmente vaste che “Pokémon Go” ha soppiantato, sebbene per un breve lasso di tempo, la parola “porno” nelle ricerche Google. La cosa ha spinto uno dei principali canali di contenuti per adulti a complimentarsi con Nintendo via Twitter. Altra situazione paradossale è quella vissuta da alcuni luoghi come il cimitero di Arlington in Virginia o Auschwitz che hanno chiesto all’azienda giapponese di essere rimossi dalle sue mappe. Il Museo dell’Olocausto di Washington ha invece pregato i visitatori di non giocare con l’app durante la visita.

Non ci resta che vedere quanto durerà questo tormentone. Riuscirà Pokémon Go a sbaragliare la concorrenza di evergreen estivi quali l’enigmistica o il sudoku e di app inossidabili come Candy Crush? Questo lo scopriremo solo fra qualche mese. Nel frattempo, se proprio non poteste fare a meno di cercare qualcosa, ma non foste tentati dalla nuova app Nintendo, il nostro consiglio è quello di darvi al nascondino, il cui prossimo campionato mondiale si terrà all’inizio di settembre a Consonno, in Brianza. Chissà che là, fra ruderi di quella che doveva essere la città dei balocchi, non troviate anche qualche Charizard o qualche Squirtle in fuga dal caos cittadino.

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