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Sono migliaia le invenzioni che hanno cambiato la storia. La ruota, la stampa, il forno a micro-onde sono tutte cose che hanno rivoluzionato la vita dell’uomo rendendola più facile e piacevole, talvolta condizionandola in modo incredibile, come nel caso dei “cellulari” o degli “smartphone”. Tuttavia sono veramente poche le invenzioni che nell’arco di pochi anni sono divenute talmente importanti da diffondersi in modo capillare e da diventare strumenti micidiali nelle mani di chiunque li maneggi o ne sia, suo malgrado, vittima.

E Twitter costituisce sicuramente uno dei migliori esempi di come, nel breve volgere di un decennio, un’idea che doveva salvare una società californiana da una sicura bancarotta sia divenuta uno dei più poderosi strumenti di comunicazione della storia dell’umanità. Negli ultimi dieci anni, Twitter ha rappresentato la croce e la delizia di milioni di persone, siano esse megadirettori galattici, star mondiali con patrimoni a 6 o più zeri o semplici twittatori seriali.

Che poi, a ben vedere, stiamo parlando di 140 insignificanti caratteri che tra link e foto si possono ridurre a meno di cento battute. A volte viene da chiedersi cosa saranno mai 140 caratteri nella vita di una persona. Dante Alighieri, non stiamo parlando di uno sprovveduto, ci ha messo 150 versi per chiudere in modo memorabile la Divina commedia. Per non parlare di Manzoni, che per far sposare due poveri ragazzi ha impiegato ben trentotto capitoli. Poi nel marzo del 2006, arriva un signore di nome Jack Dorsey che inventa una piattaforma di microblogging che rivoluziona in modo drastico il modo di comunicare. 140 caratteri, non uno di più, per esprimere commenti, concetti, ringraziamenti, stati d’animo, pensieri poetici e qualsiasi cosa una persona voglia condividere con il resto del mondo. E quando parliamo di mondo stiamo proprio intendendo tutto il mondo. Perché se è vero che nel “lontano” 2006, tutto era nato per condividere info, news e idee con una cerchia ristretta di persone, oggi con l’hashtag giusto e con una mention ad hoc si possono raggiungere tutti gli oltre trecento milioni di utenti iscritti a Twitter.

E il fatto che un tweet possa segnare la storia o generare un flusso di notizie e dati assolutamente imprevedibile, infinito e inarrestabile è ormai un qualcosa di assodato. Ne sa qualcosa Ellen DeGeneres che ha twittato il selfie più famoso di tutti i tempi durante la notte degli Oscar 2014. Per non parlare di Barack Obama, il cui tweet post rielezione “Four more years” è stato ritwittato oltre 820.000 volte. Attraverso Twitter sono state condivise notizie sensazionali, tragedie, festeggiamenti, ricorrenze importanti, ma sono state anche sancite e documentate devastanti cadute di stile ed epic fail che hanno avuto come protagonisti persino alcune delle più grandi aziende mondiali. Inutile citare in questa sede queste brutte pagine segnata da hashtag impietosi, rovinose débâcle e campagne effetto boomerang che si sono ritorte sui propri creatori con effetti disastrosi. Per farvi un’idea di quelle che sono state le peggiori campagne twitter portate avanti dalle aziende o per vedere quali sono stati gli hashtag lanciati in risposta a annunci e prese di posizioni che definire gaffe potrebbe sembrare eufemistico, basterà fare una piccola ricerca sul web che, purtroppo o per fortuna, ha memoria di tutto.

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A poco più di dieci anni da quel tweet con cui Dorsey annunciò al “mondo” che stava settando il suo Twttr, allora la piattaforma si chiamava così in ossequio al già noto Flickr. Twitter continua a cercare la propria identità. Ma soprattutto la piattaforma di microblogging più famosa del globo prosegue nel suoi incessanti tentativi di incrementare il numero dei suoi utenti, attivi e non, che da un po’ di tempo è fermo al palo. Nei mesi scorsi si è parlato tanto della possibilità che potesse essere modificato il numero di caratteri a disposizione dei tweeter. C’è stato un momento in cui era stata paventata l’ipotesi di estendere il numero di battute fino a 10.000, cosa che avrebbe snaturato completamente il social network. È di pochi giorni fa la notizia che a San Francisco stanno pensando di mantenere i 140 caratteri all’interno dei quali non sarebbero più conteggiati i link o le foto, che dunque non sottrarrebbero più battute preziose alla creatività dei cinguettii. Se questa novità fosse confermata si tratterebbe sì di una rivoluzione, ma che non stravolgerebbe la natura della piattaforma. Certo negli anni Twitter ha introdotto importanti cambiamenti come l’hashtag, che tuttavia è stato adottato prima dell’esplosione del fenomeno dei tweet come strumento di comunicazione di massa. L’ultima “rivoluzione” è del novembre del 2015, quando la stellina dei preferiti è stata sostituita dal cuore, considerato un simbolo più universale avendo un significato simile in tutte le lingue.

Quello che Twitter ci riserverà per il futuro è ancora incerto e probabilmente qualsiasi cambiamento emergerà solo a ridosso della decisione e del cambio di algoritmo. Quello che è certo è che a San Francisco non potranno dormire sonni tranquilli finché non riusciranno a rispondere alle domande degli investitori in merito al modo in cui Twitter potrà incrementare il numero dei propri utenti. E questa non è cosa da poco se pensiamo che l’azienda fondata da Dorsey, dopo essere scampata alle avance vere o presunte di Mark Zuckerberg e a quelle ben più concrete di Apple, rischia di vedersi superare nei numeri da Snapchat. Saprà la piattaforma dei cinguettii superare l’attuale impasse di iscrizioni e di stallo nel numero degli utenti attivi? Cosa cambierà nel suo funzionamento? Riuscirà a non essere fagocitata dagli altri social network? In attesa di queste risposte, vale la pensa concentrarci sui prossimi grandi appuntamenti che saranno seguiti live su Twitter da milioni di persone in tutto il mondo. Eventi come le Olimpiadi, la Giornata mondiale della gioventù, gli Europei di calcio e le elezioni americane daranno a tutti noi ottimi spunti in fatto di hashtag e mention per riempire al meglio quei 140 caratteri.