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Il traguardo è stato raggiunto: una vita di studio si è conclusa in bellezza, con l’agognato titolo di studio, e si apre la porta del mondo del lavoro e dei progetti di carriera e professione. Certamente non si riduce tutto a buone intenzioni e progetti sulla carta, bisogna essere concreti e impegnarsi ora anche più che durante gli studi: e certamente evitare di comportarsi da ragazzini incominciando ad essere adulti e responsabili!

“Cominciamo dall’online,” mette in guardia Robert Siciliano, Online Security Evangelist di McAfee: “Di ogni cosa che si dice, si fa, si pubblica, si approva (mi piace) o condivide in generale con amici e conoscenti online, ma anche di ciò che gli amici pubblicano su di noi, su un social network, rimane traccia e ci accompagnerà per il resto della nostra vita”.

 

Dopo l’ambito riconoscimento, milioni di laureati si accingono a fare il proprio ingresso nel modo del lavoro. Non è più un gioco: bisogna essere consapevoli di ciò che è e non è adeguato in questo ambiente. Sono molti i datori di lavoro lungimiranti che sanno che i propri dipendenti mantengono profili sui social media e che se ne servono anche come strumento per portare avanti attività lavorative, ma sono anche consapevoli che un passo falso nei social media può compromettere l’immagine aziendale e danneggiare la reputazione professionale.

 

Sono sufficienti un attimo di disattenzione e un post sbagliato condiviso con la persona sbagliata per mettere a repentaglio la carriera.

Secondo una ricerca condotta recentemente da McAfee, Love, Relationships and Technology study, il 13,7% dei giovani tra i 18-24 anni conosce qualcuno che è stato licenziato a causa di immagini personali o messaggi resi pubblici su siti di social networking, in Italia è capitato al 3% degli intervistati, e al 4% dei loro colleghi. Inoltre, il 13% degli intervistati a livello globale (Italia compresa) ha subito la pubblicazione di un contenuto che li riguardava da parte di conoscenti o estranei senza il loro permesso.

 

I consigli degli esperti McAfee:

  1. Non negare questo dato di fatto: siamo giudicati ogni istante da PERSONE CHE SONO IN GRADO DI assumerci o licenziarci.
  2. Non seguire i cattivi esempi! Impariamo dagli errori degli altri. Quando vediamo qualcuno nei guai, licenziato o arrestato, non facciamo gli stessi errori
  3. Non stringere amicizia online di persone che non conosci
  4. Non scattare foto o permettere ad altri di riprenderti con alcool tra le mani, bevendo, fumando o facendo qualcosa di illegale, in abiti succinti (o meno) o facendo stupidate. Sei un adulto!
  5. Non cliccare su “mi piace”, condividere o ritwittare messaggi razzisti, omofobici o altre sciocchezze che potrebbero dare una brutta immagine di te.
  6. Non bestemmiare. MAI. Su qualche parolaccia o imprecazione ormai comune si può sorvolare. Ma una volta che si supera il limite della decenza, si fa presto a passare per un rozzo delinquentello maleducato. Ci sono professionisti impeccabili che parlano come scaricatori di porto, ma in privato con gli amici e non online.
  7. Non accedere agli account social quando si è in preda di pene d’amore o dell’alcool. Non può venirne nulla di buono.
  8. Non bisogna mai parlare in modo negativo delle autorità, del capo, dei colleghi, degli insegnanti, dei colleghi studenti, del presidente o chiunque altro. Veramente. A meno che non si tratti di un serial killer o un dittatore oppressivo, è meglio comportarsi per bene.
  9. Non essere troppo esposti. E’ meglio impostare le preferenze per la privacy. La maggior parte dei social network hanno delle impostazioni di privacy che devono essere impostate a un livello più alto di quello standard. Le impostazioni di default generalmente lasciano scoperti a eventuali attacchi.
  10. Usare il buon senso, prima di tutto. Il padre di un famoso conduttore radiofonico americano, Howard Stern, gli diceva: “Ti ho detto di non essere stupido, idiota”.

“Uomo avvisato…….”