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Uno studio europeo commissionato da McAfee ha rivelato un preoccupante gap tra il comportamento degli adolescenti online e ciò di cui genitori sono al corrente, nonostante il fatto che il 66% dei genitori abbia aiutato i propri ragazzi a creare i loro profili online che sorprendentemente vengono aperti in età sempre più giovani, con il 4% a meno di 10 anni e il 31% tra i 10 e i 12 anni.

In Italia sono molti gli adolescenti che accedono volontariamente a contenuti non appropriati online, nonostante il 76% abbia dichiarato che i loro genitori confidano nella correttezza del loro comportamento online.

Un’elevata percentuale di genitori (41%) è convinta che il proprio figlio adolescente dica la verità su tutto ciò che fa su Internet e il 72% ha fiducia nel fatto che i propri ragazzi non accedano online a contenuti non appropriati, mentre solo il 9% è convinto del contrario.

Si tratta di un divario che sta consentendo a molti adolescenti di compiere online attività discutibili e alle volte anche illegali:

  • Il 40% degli adolescenti ha ammesso di visitare siti web che i genitori disapproverebbero, mentre solo il 28 % dei genitori pensa che i propri figli consulterebbero siti simili
  • Il 45% degli adolescenti ha visto intenzionalmente contenuti video sapendo che i propri genitori non avrebbero approvato, mentre il 32% dei genitori pensa che il proprio figlio lo farebbe
  • Il 30% degli adolescenti ha ammesso di aver acquistato online musica piratata e un preoccupante 3% ha dichiarato di aver acquistato alcool o droghe su Internet
  • Il 26% degli adolescenti ha inviato o pubblicato online una propria foto in abiti succinti
  • Il 10% dei ragazzi ha ammesso di aver ricercato online le risposte a un esame, mentre molti genitori (76%) sono certi che i propri figli non lo farebbero
  • Il 25% degli adolescenti ricerca intenzionalmente immagini di nudo o contenuti pornografici online, e il 42% visualizza questo tipo di immagini fino a un paio di volte al mese (il 6% anche più volte al giorno)
  • Il 12% degli adolescenti ha dichiarato di aver incontrato realmente persone conosciute online

Il 47% dei genitori ha affermato di essere in grado di scoprire che cosa sta facendo il proprio figlio online, ma solo il 29% degli adolescenti ha dichiarato di non sapere come nascondere il proprio comportamento ai genitori.

La ricerca europea ha rivelato, inoltre, che la maggior parte dei ragazzi ha adottato le seguenti misure per nascondere il proprio comportamento online:

  • Il 60% degli adolescenti minimizza la finestra  browser quando un genitore entra nella stanza
  • Il 41% cancella la cronologia del browser
  • Il 36% degli adolescenti ha consultato qualcosa non a casa propria
  • Il 14% nasconde o elimina contenuti non appropriati
  • Il 14% dei ragazzi ha creato un indirizzo di posta elettronica privato sconosciuto ai propri genitori

Cyberbullismo: un pericolo reale e presente

Il cyberbullismo è un fenomeno che la maggior parte degli adolescenti intervistati ha osservato o sperimentato in prima persona.

  • Il 23% degli adolescenti ha dichiarato di aver assistito a un episodio di bullismo online avente per oggetto un amico o un compagno di classe
  • La piattaforma più utilizzata per il bullismo in Italia è Facebook (89%)
  • Il 10% degli intervistati è stato vittima in prima persona di episodi di bullismo online, e le emozioni provocate da tali episodi vanno dalla rabbia (81%), al sentirsi soli (62%) e depressi (38%) a un allarmante desiderio di non voler più vivere (19%)
  • La risposta più diffusa qualora si sia testimoni di episodi di cyberbullismo in Italia è stata affrontare direttamente il bullo (55%) o denunciare l’episodio a un genitore o un docente (35%)

Il monitoraggio e il coinvolgimento dei genitori

Il 51% dei genitori ha affermato di aver parlato con i propri figli adolescenti su come navigare online in modo sicuro, ma, dato molto più preoccupante, il 17% non ha fatto assolutamente nulla per monitorare il comportamento online dei propri figli, con un 31% certo che il proprio figlio adolescente non rischi nulla online. Tra i genitori che hanno messo in atto dei controlli:

  • Solo il 15 % ha impostato dei controlli sul dispositivo mobile del figlio adolescente
  • Solo il 30% ne conosce la password del dispositivo mobile
  • Solo il 38% si è fatto dare dal proprio figlio adolescente la password della posta elettronica o dell’account di social media
  • Solo il 35 % ha impostato dei controlli di sicurezza parentale sul computer di casa

Il 22% dei genitori ammette che il proprio figlio adolescente è più esperto di tecnologia e che non sarà mai in grado di tenere il passo con i suoi comportamenti online. Lo conferma il fatto che il 9% degli adolescenti ha ammesso di disattivare il parental control sui propri dispositivi.

La soluzione

“Questi risultati non sono soltanto allarmanti, ma sono un chiaro invito ad aprire gli occhi per quei genitori convinti al 100% che i propri figli non facciano nulla di pericoloso online, soprattutto dopo che hanno permesso loro di creare dei profili social”, spiega Ombretta Comi, marketing manager per l’Italia di McAfee. “Il mondo online può essere pericoloso, non importa quanti anni abbia un bambino, o un adolescente, i genitori devono assumere un ruolo attivo, se vogliono proteggere i propri figli affinché non vedano o vivano qualcosa di non adatto alla loro età. Il fenomeno del cyberbullismo, ad esempio, ha subìto un’impennata molto preoccupante nel corso dell’ultimo anno e i ragazzi hanno bisogno di essere supportati e informati dai genitori per poter affrontare un qualsiasi tipo di abuso online”.

  • I genitori dovrebbero avere frequenti conversazioni a tu per tu con gli adolescenti per essere informati sulle scelte che stanno facendo online e i rischi e le conseguenze delle loro azioni.
  • I genitori dovrebbero anche essere attenti nel configurare le funzioni di parental control, per mantenere un occhio vigile per sapere come e quando i propri figli scoprono ciò che li circonda online.
  • I genitori dovrebbero giocare d’anticipo con gli adolescenti sulle attività di monitoraggio e i controlli attuati sui propri dispositivi di accesso a Internet. Molti ragazzi ci penserebbero due volte prima di fare alcune cose online, se sapessero che i genitori li stanno guardando.
  • I genitori dovrebbero confortare e tranquillizzare i propri figli se ritengono che siano stati presi di mira da dei bulli. Avere scambi di opinione aperti e onesti fin dal primo ingresso di un ragazzino nel mondo online è il modo migliore per capire quali sono i comportamenti adeguati e quali non lo sono.

“Essendo cresciuti nel mondo online, gli adolescenti di oggi sono spesso più smaliziati dei loro genitori nella navigazione, andando ad alimentare quel gap di conoscenza che a volte rende difficile per i genitori fornire le indicazioni necessarie ai propri figli. Questo significa che, oggi più che mai, i genitori hanno bisogno di aiuto per affinare la loro consapevolezza delle minacce online e dei modi per mantenere le loro famiglie al sicuro anche quando non sono con loro”, conclude Ombretta Comi.

A proposito della ricerca

La ricerca è stata commissionata da McAfee e condotta da Atomik Research in Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Italia con interviste a 200 genitori di adolescenti e 200 adolescenti (di età compresa tra i 13 e i 17 anni) in ciascuna nazione nel mese di ottobre 2013.