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Il cloud continua a crescere a ritmo sostenuto; al di là della sicurezza, emergono nuovi fattori critici per l’adozione

Cinisello Balsamo (MI), 11 febbraio 2016 – Secondo uno studio condotto da Oracle, oltre il 90% delle aziende ritiene che il cloud permetta loro di innovare più rapidamente. Lo studio condotto da IDG Connect per conto di Oracle rivela che oltre la metà delle aziende (51%) avrà raggiunto la maturità cloud entro due anni, ed evidenzia che le loro preoccupazioni e considerazioni chiave relative al passaggio al cloud si sono evolute.

Per quanto riguarda il cloud ibrido i tradizionali ostacoli, quali le preoccupazioni relative alla sicurezza, sono state sostituite da timori di tipo operativo quali la gestione di molteplici architetture IT e l’ampiezza di banda della rete. Chi invece sta realizzando infrastrutture cloud private continua a considerare la sicurezza il principale fattore critico.

Quando si tratta di identificare l’elemento più importante per realizzare infrastrutture cloud private e ibride di successo, la risposta più frequente data dai manager intervistati per lo studio è stata “conquistare il supporto dei principali responsabili delle decisioni aziendali”; questo indica che anche altre funzioni di business oltre all’IT hanno influenza sulla scelta di passare al cloud. Inoltre, i dati evidenziano che il ruolo dei CIO è più importante che mai, per coordinare fra loro multiple architetture ed anche per comunicare in modo efficace all’azienda nel suo complesso i benefici dell’adozione del cloud.

Di seguito i principali risultati della ricerca.

  • Il 92% degli interpellati ha affermato che il cloud permette una più rapida innovazione in azienda; il 73% conferma che è di supporto per la fidelizzazione dei clienti esistenti, il 76% sostiene che li aiuta a conquistare nuovi clienti
  • Un’azienda su cinque (19%) ha già raggiunto la “maturità cloud; oltre la metà (51%) la raggiungerà entro i prossimi due anni.
  • Gli intervistati hanno indicato che gli elementi più importanti per implementare con successo il passaggio al cloud ibrido sono: conquistarsi il sostegno delle figure decisionali chiave in azienda; ottenere efficienze di costo (25%); costruire una collaborazione forte con il proprio fornitore (22%)
  • Le principali barriere all’adozione del cloud ibrido sono: la gestione di molteplici architetture IT (60%), l’ampiezza della banda della rete (57%), la relazione con i fornitori IT (52%).

Johan Doruiter, Senior Vice President of Systems, EMEA, di Oracle ha commentato: “Il cloud sta rapidamente raggiungendo la maturità e stiamo assistendo a un cambiamento nel modo in cui le imprese ne percepiscono i principali vantaggi e le barriere all’adozione. La sicurezza dei dati e l’affidabilità, che erano aree tradizionali di preoccupazione, stanno perdendo posizioni ed anzi vengono menzionate dalla maggior parte delle aziende tra i principali vantaggi che si possono trarre dall’adozione del cloud”.

“Queste preoccupazioni tradizionali sono state sostituite da preoccupazioni di tipo operativo, come la difficoltà di gestire più architetture IT e assicurarsi di avere sufficiente banda. Per le aziende che si stanno avvicinando alla maturità cloud è sempre più importante avere la capacità di monitorare e gestire in modo unificato e consolidato infrastrutture cloud pubbliche, private e ibride”.

“La differente attenzione nei confronti della sicurezza nell’implementazione di cloud privati e ibridi è comprensibile” ha affermato Bob Johnson, Vice President and Principal Analyst di IDG Connect.

“Per le aziende che si stanno concentrando sul cloud privato, la sicurezza è una preoccupazione primaria, e un indicatore del fatto che si stanno trasferendo in cloud i workload aziendali. Le aziende che hanno un mix ibrido di servizi on premise e in cloud pubblico hanno compreso i vantaggi che derivano dall’apertura delle loro infrastrutture a partner e clienti e come risultato si sono aperte in parallelo ad incrementare la forza, la maturità ed il livello di sofisticazione dei loro sistemi di sicurezza”. 

Il report completo è disponibile qui.

Nota: La ricerca è stata condotta tramite un’indagine online rivolta a 458 intervistati in EMEA (Bahrein, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Kuwait, Libano, Pesi Bassi, Norvegia, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito). Gli intervistati sono C-Level e decision makers in ambito IT all’interno di aziende con più di 250 dipendenti attive in diversi settori. Un whitepaper relativo alla ricerca può essere richiesto contattando anders.rendtorff@oracle.com

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