Autore: Daniela
• venerdì, 05 marzo, 2010

Le aziende estraggono dati dai Social Media per ottenere un dossier sugli utenti. Attraverso le informazioni raccolte da Facebook, Twitter, blog, forum e altri siti del genere è possibile delineare un quadro molto preciso del proprio target. L’ennesimo esempio che ci ricorda quanta attenzione dobbiamo prestare a ciò che postiamo e alle nostre connessioni.

Jules Polonetsky, direttore e co-fondatore di Future of Privacy Forum, sostiene che gli utenti non hanno la minima idea del fatto che un commento lasciato in un blog verrĂ  aggiunto ad un database per scopi non meglio precisati.

Polonetsky dice che aggregatori come Rapleaf Inc. raccolgono informazioni sui singoli individui che poi rivendono alle aziende interessate a conoscere i propri clienti e il loro comportamento in rete.

La giornalista finanziaria Erica Sandberg, che si è occupata del caso CreditCards.com in merito all’acquisizione di dati dai social media, ha detto che se una società di “data mining” è in grado di trasformare in un modello comportamentale degli interventi sui social network e delle connessioni e se può dimostrare che questo modello ha un valore, allora non si può evitare di considerare tali dati un aiuto prezioso per le aziende. La Sandberg dice che si tratta soltanto di informazioni che tutti possono utilizzare.

“Non credo ci sia niente di preoccupante in tutto ciò”, ha detto. Perché non si dovrebbero utilizzare questi dati? Sono pubblici. L’estrazione di dati è uno strumento utilissimo per poter identificare i giusti clienti.”

La Sandberg dice di non essere a conoscenza di alcun esempio specifico di persone che sono state danneggiate da indagini di questo tipo.

Enti quali compagnie aeree, politici e anche organizzazioni no-profit possono utilizzare questi dati per trovare nuovi clienti o per meglio destinare determinati prodotti a quelli esistenti. SocietĂ  di servizi finanziari e banche stanno giĂ  utilizzando questi servizi per finalitĂ  di marketing.

Il sito RapleafInc, in base a quanto riporta il suo counter, ha raccolto dati relativi a piĂą di 389 milioni clienti. L’estrazione dei dati avviene scansionando la rete,  proprio come fanno Google o Bing, ha detto il CEO Auren Hoffman, ma concentrandosi solamente su siti quali forum, social network, siti di recensioni, newsgroup e blog – dove le informazioni sono disponibili al pubblico.

Hoffman ha riferito che i clienti con cui lavora sono aziende automobilistiche, compagnie aeree, alberghi, banche, retailer, organizzazioni no-profit e politici. Se possono avere più informazioni sui loro clienti, possono confezionare un’esperienza su misura per quel cliente, offrendo quel servizio di alto livello che si aspetta, sostiene Hoffman.

Il blog di Rapleaf ha un link ad un post di SmartMoney che evidenzia che banche e società di servizi finanziari limitano l’utilizzo di dati provenienti dai social media al reparto marketing. La Sandberg però ritiene che le aziende possono decidere come meglio sfruttare i dati forniti dalle società di data mining. Si tratta di informazioni pubbliche e le aziende sono libere di utilizzarle come meglio credono.

Ecco alcuni consigli di Erica Sandberg su come gestire le proprie connessioni sui Social Media:

1) Decidere se si vuole avere un profilo pubblico o privato. Ovviamente, se il profilo è pubblico, bisogna prestare la massima attenzione ed essere coerente con ciò che si scrive. La regola base è quella di essere sinceri.

2) Eliminare le connessioni di cui non si ha bisogno

3) Prestare attenzione agli amici e alle richieste di connessione. Nessuno desidera connessioni casuali. Prima di accettare una persona come amico controllare il suo profilo. Se si è inondati di richieste di amicizia di persone che non si conoscono, meglio non accettarle. Si avrà qualche amico in meno ma sarà decisamente meno rischioso.

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