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Autore: Daniela
• venerdì, 04 giugno, 2010

Secondo una recente ricerca del Pew Internet Project, il 52% della popolazione americana è solita guardare video online – il che significa il 69% degli adulti americani che si connettono ad internet.

Se la tendenza a guardare video sul web continua al ritmo di crescita attuale, in poco meno di 5 anni quasi ogni americano con una connessione a Internet (cioè la stragrande maggioranza degli americani) guarderà filmati su internet.

continua…

Autore: admin
• giovedì, 08 aprile, 2010
registrare se stessi in videocomunicazione

usa la webcam per comunicare

Se il video e’ cosi’ apprezzato dalla comunita’ on line, perche’ in azienda le comunicazioni sono ancora testuali (ovvero solitamente via email?). Perche’ le presentazioni PowerPoint imperversano? In altre parole, perche’ non pensare ad usare la webcam, integrata in qualsiasi portatile di nuova generazione, per dire cio’ che si vuol dire?
Lo dico contro gli interessi di chi fa video, ma accendere la webcam, sintetizzare la propria comunicazione, postarla su qualsiasi sito che accetti video (eventualmente sulla Intranet se e’ una comunicazione interna) e poi inviare agli interlocutori il link, e basta…. ecco, rende la vita facile a chi deve leggere dalle 100 alle 200 email al giorno, e costa poco sforzo e zero soldi. Se chi parla vuole un supporto in termini di montaggio, si puo’ fare, tramite Skype: l’agenzia registra, e poi taglia le parti sbagliate e ripetute (lavoro di poco conto). Se il cliente preferisce, si puo’ impostare la registrazione come intervista, trasformando la comunicazione in qualcosa di piu’ vivace.

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Autore: admin
• martedì, 30 marzo, 2010

Immagine di accompagnamento: videocamera Le azienda da sempre usano lo strumento delle case history (case study, storie di successo, chiamatele come preferite) come strumento di PR, marketing, comunicazione. Con un’intervista ad un cliente, si dimostra il reale funzionamento dei servizi e dei prodotti, e si illustra il funzionamento concreto di ciò che si vende. Ora, dopo anni di case history testuali, utilizzate principalmente (ma non solo) sul web in formato PDF (e qualche volta stampate, o pubblicate dalle riviste) e’ molto, molto sensato averle anche in formato video. E’ sufficiente che un operatore riprenda l’intervista, la monti con una sintesi tagliata per il web, ed ecco che tutti i vantaggi del video (che ne hanno decretato il successo su Internet) sono a disposizione del cliente.

La case video puo’ prevedere solo un minimo di sottofondi musicali e di scritte dove servono, ma parliamo di un montaggio da fare in poche ore, per tenere bassi i costi di produzione. Piuttosto, e’ utile impegnarsi dopo, nelle attivita’ di videoblogging, non limitandosi a youtube.

Si possono anche estrarre due o tre dichiarazioni del cliente, da usare come ‘quote’ rapide (pochi secondi) da inserire dove serve, o da fornire ai giornalisti in casi di azioni PR. Oppure da montare insieme ad altre dichiarazioni, per creare dei video che mescolino vari elementi nel contesto di una comunicazione istituzionale o promozionale.

Insomma, gli utilizzi di un girato video quando si realizza la case history sono molteplici, ed il rapporto costi/benefici per l’azienda che lo commissiona e’ ottimo. Si tratta piu’ che altro di abituare i responsabili marketing a pensare in termini video in casi in cui erano abituati a pensare solo in ‘modalita’ testuale’.

Autore: admin
• venerdì, 19 febbraio, 2010

videowallCosa ci fa il marketing BtoB con una troupe video? Un video costosissimo e inutile nella maggior parte dei casi. Il web ha esaltato la videocomunicazione ma ferito a morte la videoproduzione, almeno quella tradizionale. La qualità serve, ma non è più nei mezzi tecnici, è nelle idee. Per un video a bassa risoluzione, audio mono, e tempo di vita di un mese, non servono luci, trucco, regia, tecnici. Serve un buon operatore e un buon project manager che gestisca l’architettura delle informazioni (proprio come su un sito) e nei casi più sofisticati un creativo. Io la vedo così.
Il limite verso il basso è la comunicazione fatta con la webcam e senza editing, direttamente dal marketing aziendale. Ma è un caso estremo: è come il responsabile relazioni esterne che si scrive il comunicato, o il marketing manager che si scrive la brochure (per adottare un’analogia con il testo scritto). Se po’ fa’. Ma in una configurazione in cui il marketing aziendale fa ancora il proprio mestiere (decidere le strategie, tradurle in un brief, passarle a chi si occupa di produrre i contenuti) c’è un’agenzia che crea (in tutti i sensi). Solo che lo fa rapidamente, a basso costo, gestendo il video come uno dei tanti strumenti (grafica, testo) di comunicazione on line. Idem per i podcast.

Ribadisco che qui non stiamo parlando di altri fenomeni innovativi, quali la telepresenza, i video user-generated, i video virali progettati con il budget e gli scopi di un commercial per la televisione, i video per il digital signage, i webinar, anche se in alcuni di questi casi il discorso c’entra. Parlo di trasferire alcune delle comunicazioni marketing che prima erano testuali al formato video. E che il video possa essere più efficace del testo non richiede spiegazioni: la rete è piena di dati e ragionamenti sul perchè.

Oubound link: http://webvideomarketing.org (ma non specifico sul BtoB). In italiano non ho trovato articoli. Saranno già diventati tutti video? O voi avete dei link nei vostri bookmark?