Il cliente 2.0 è un acquirente socialmente attivo, che sfrutta i canali di comunicazione online per discutere di nuovi prodotti e tendenze. I clienti non sono piĂą gli stessi, sono piĂą consapevoli, attivi, si informano e scambiano opinioni con gli altri. il cliente è cambiato, quindi, e non c’è momento migliore di questo – per i professionisti del settore B2B – per unirsi alla conversazione e trarne vantaggio. Non si può, infatti, fare finta di niente: l’esistenza del cliente 2.0 ci dice che i professionisti della vendita devono adeguare rapidamente le proprie strategie all’acquirente moderno e familiarizzare con gli spazi del web in cui avvengono le interazioni. continua…
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Abbiamo sempre detto i social media non sono provilegio delle aziende B2C ma che anche chi si occupa di B2B può sfruttare queste piattaforme di comunicazione per promuovere beni o servizi e per fare parlare di sè.
Ovviamente però, come in tutte le cose, esistono delle eccezioni. continua…
Qual è la ragione principale per cui un’azienda B2B dovrebbe usare i Social Media?
Domanda legittima, che spesso ci sentiamo porre dai nostri clienti. Arrivano chiedendoci informazioni sui social media: che cosa sono esattamente, come si possono sfruttare, perché se ne parla tanto e, soprattutto, possono essere utili anche per un’azienda B2B?
La risposta è semplice: sì, perchĂ© costruire relazioni aiuta le scelte di acquisto, anche nel settore B2B. continua…
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a Facebook a Twitter fino a YouTube, non c’è limite al numero di siti di social networking che possono essere sfruttati per interagire con i clienti e per costruire una brand awareness positiva.
LinkedIn si posiziona fuori dal coro. I social network piĂą popolari, come YouTube e Facebook sono nati sulla base dell’intrattenimento e hanno una connotazione di tipo ludico, mentre Linkedin – sin dalla sua creazione – si è orientato verso i contatti di tipo professionale. continua…
Le aziende estraggono dati dai Social Media per ottenere un dossier sugli utenti. Attraverso le informazioni raccolte da Facebook, Twitter, blog, forum e altri siti del genere è possibile delineare un quadro molto preciso del proprio target. L’ennesimo esempio che ci ricorda quanta attenzione dobbiamo prestare a ciò che postiamo e alle nostre connessioni.
Jules Polonetsky, direttore e co-fondatore di Future of Privacy Forum, sostiene che gli utenti non hanno la minima idea del fatto che un commento lasciato in un blog verrĂ aggiunto ad un database per scopi non meglio precisati.
Polonetsky dice che aggregatori come Rapleaf Inc. raccolgono informazioni sui singoli individui che poi rivendono alle aziende interessate a conoscere i propri clienti e il loro comportamento in rete.
La giornalista finanziaria Erica Sandberg, che si è occupata del caso CreditCards.com in merito all’acquisizione di dati dai social media, ha detto che se una societĂ di “data mining” è in grado di trasformare in un modello comportamentale degli interventi sui social network e delle connessioni e se può dimostrare che questo modello ha un valore, allora non si può evitare di considerare tali dati un aiuto prezioso per le aziende. La Sandberg dice che si tratta soltanto di informazioni che tutti possono utilizzare. continua…
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